L'empatia come cura: seconda giornata del Workshop Internazionale Happiness a Valencia
- Societa Solis
- 26 mar
- Tempo di lettura: 3 min

Il 24 marzo 2026, la Biblioteca Pubblica di Valencia (Pilar Faus) ha ospitato la seconda sessione del Workshop Internazionale Happiness in Practice. Tema della giornata: il Cerchio dell'empatia — Arte, salute e benessere.
Il filo che unisce le due giornate
Domingo Ferrandis ha aperto la mattina riprendendo le parole emerse il giorno precedente durante il circolo di lettura su La Porta di Magda Szabó: dignità, confine, cura, tradimento. Parole che hanno fatto da filo conduttore tra le due giornate, trasportando nel nuovo contesto sanitario le riflessioni già avviate attraverso la letteratura.
Le voci del sistema sanitario
Il momento centrale della mattina è stato l'intervento di Vega Gracia Chiva e Irene Colomer Agulló, due studentesse infermiere del Consultorio Auxiliar Convento de Jerusalén di Valencia, accompagnate da Salvador Espert, responsabile del centro. Insieme ad Ana María Solís e Domingo Ferrandis, hanno coordinato il Cerchio dell'empatia raccontando perché questo valore è al centro della loro formazione e della loro pratica quotidiana.
Le infermiere hanno illustrato come funziona l'assistenza sanitaria di prossimità a Valencia — dove il personale sanitario si reca direttamente a casa dei pazienti — e quanto questo cambi profondamente la qualità della relazione di cura, soprattutto per chi affronta malattie lunghe e dolorose come il cancro, l'Alzheimer o le patologie di salute mentale.
Ne è emerso un confronto significativo con il sistema italiano, dove tradizionalmente il paziente si reca nelle strutture sanitarie. Una differenza che non è solo organizzativa: cambia il tipo di empatia possibile, il tipo di relazione umana che si può costruire tra chi cura e chi è curato.
Le esperienze personali dei partecipanti
La parte più intensa della mattina è stata quella delle testimonianze personali. Italiani e spagnoli hanno condiviso momenti in cui l'empatia di un medico o di un'infermiera aveva fatto la differenza. Storie di cura, di perdita, di guarigione. Storie vere, dette ad alta voce in un cerchio che sapeva ascoltare.
Il filo rosso
Prima di recarsi al museo, Marisela Ríos della Biblioteca Pilar Faus ha facilitato uno dei momenti più simbolici del workshop: l'attività del filo rosso. I partecipanti hanno lavorato all'uncinetto per creare insieme un cuore con un filo rosso — simbolo della connessione tra Italia e Spagna, tra due comunità di pratica che si incontravano per la prima volta di persona.
Il filo rosso, in molte culture simbolo di legame indissolubile tra persone, ha assunto qui un significato tutto particolare: tessuto insieme da italiani e spagnoli, è diventato la rappresentazione visiva e materiale di ciò che questo workshop stava costruendo.
RECETA CULTURA: la cultura come medicina
La visita al Museo di Valencia, nell'ambito del progetto RECETA CULTURA, ha offerto un percorso attraverso la storia di Valencia nelle sue grandi stratificazioni civilizzazionali — romana, musulmana, cristiana fino ai giorni nostri — con un filo conduttore particolare: il ruolo della donna in questa storia, in occasione del mese della Giornata Internazionale della Donna.
Ma il momento più straordinario è stato quello delle testimonianze dei partecipanti spagnoli di RECETA CULTURA. Hanno raccontato ai colleghi italiani qualcosa di concreto e potente: da quando partecipano alle attività culturali del progetto prendono meno farmaci. Dormono meglio. Si sentono meno soli. Hanno fatto nuove amicizie. Hanno ricominciato a leggere, a interessarsi ai pittori, ai quadri, agli autori.
La cultura come medicina. Non è una metafora — è quello che stanno vivendo.
L'emozione della connessione
Al termine della giornata, l'atmosfera era quella di un gruppo che non vuole separarsi. I partecipanti si sono detti entusiasti all'idea di ritrovarsi il giorno dopo per l'ultima giornata del workshop, quella in cui la Comunità di Pratica internazionale sarebbe stata ufficialmente lanciata. C'era la voglia concreta di continuare, di non fermarsi, di portare a casa ciò che si era imparato — e di tornare con qualcosa di nuovo.
Il workshop continua il 25 marzo con Arte e ombra: Arte, salute e felicità.
#BibliotecaPilarFaus




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